SCONTI SUL PREZZO AL PUBBLICO DEI FARMACI





L’art. 32 del DL 201/2011 convertito nella L 241/2011 (c.d. decreto “Salva Italia”) ha introdotto, per le farmacie e per gli esercizi commerciali di cui all’articolo 5, comma 1, del DL 223/2006 convertito nella L 248/2006, la possibilità di praticare liberamente sconti sui prezzi al pubblico su tutti i medicinali di fascia C, purché gli sconti siano esposti in modo leggibile e chiaro al consumatore e siano praticati a tutti gli acquirenti.

Con l’art. 11 del DL 1/2012 convertito nella L 27/2012 (c.d. decreto “Cresci Italia”), tale possibilità è stata poi estesa a tutti i prodotti e medicinali venduti in farmacia e pagati direttamente dai clienti. Come chiarito dal Ministero con nota del 16.3.2012, la circostanza che al suddetto articolo 11 non sia ribadito l’obbligo che gli sconti da esso previsti siano praticati a tutti i clienti non consente di desumere che non sussista l’obbligo di praticare tali sconti a tutti gli acquirenti senza discriminazioni.

La disposizione è stata infatti introdotta al fine di estendere a tutti i medicinali venduti in farmacia, purché pagati direttamente dal cliente, la possibilità di sconti, già prevista dall’art. 32 per i medicinali non rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale.

Pertanto le farmacie possono praticare sconti su tutti i prodotti e su tutti i medicinali pagati direttamente dai clienti (quindi anche medicinali di fascia A purché venduti in regime privato), dandone adeguata preventiva informazione alla clientela e praticando le medesime condizioni a tutti gli acquirenti.

Non è invece consentito:

- realizzare sistemi di fidelizzazione dei clienti che comportino discriminazioni fra gli stessi nell’applicazione degli sconti sull’acquisto dei farmaci (es. carte di fedeltà);

- applicare alla vendita di farmaci modalità promozionali quali la vendita “3x2” (cfr nota Ministero della Salute 23.2.2012).